“Com’è profondo il male” è un album che non si limita a raccontare il dolore:
lo interroga, lo attraversa, lo espone come specchio del nostro tempo.
È un’opera che guarda in faccia le contraddizioni della società
contemporanea — l’alienazione, la manipolazione, la solitudine, la perdita di
senso — e le traduce in canzoni dense, emotive, spesso scomode.
Maurizio di Tollo costruisce un viaggio sonoro che è al tempo stesso una
condanna e un atto di resistenza. Le tracce si muovono tra ombra e spiragli
di luce, lasciando emergere una speranza fragile ma ostinata, mai ingenua,
sempre consapevole.
Questo disco non cerca consenso: cerca verità.
È un lavoro che parla a chi sente il peso del presente e non ha paura di
guardarlo in profondità.
L’album nasce come una riflessione sulla natura del male — non come entità
astratta, ma come fenomeno umano, culturale, collettivo.
Il “male” qui non è solo personale: è sistemico, sociale, normalizzato.
Le canzoni si muovono come capitoli di un unico racconto: storie di
disillusione, rabbia, compassione e desiderio di riscatto.
Il filo conduttore è una domanda implicita: quanto siamo complici di ciò che
critichiamo?
L’opera mantiene una forte coerenza visiva e narrativa, trasformando il
disco in un’esperienza completa — musicale, emotiva e simbolica.
Il suono è intenso e cinematografico, spesso scuro ma mai immobile. Gli
arrangiamenti valorizzano la voce e il peso delle parole, costruendo un
equilibrio tra forza emotiva e profondità musicale.
L’estetica sonora riflette i temi del disco: tensione, introspezione,
disincanto, resistenza.
Il sound progressivo si espande in una visione più moderna tipica degli artisti che accompagnano il viaggio di Maurizio: Cristiano Roversi ed Erik Montanari su tutti.