Pubblicato originariamente nel 1973, Campo di Marte è uno dei gioielli nascosti del progressive rock italiano. Un unico album, ma sufficiente per consegnare la band fiorentina al culto del prog più oscuro e ricercato.
Lontani dalla popolarità di Premiata Forneria Marconi o Banco del Mutuo Soccorso, i Campo di Marte svilupparono uno stile personale capace di fondere hard rock, progressive sinfonico, psichedelia e folk. Diviso in sette movimenti (“Primo Tempo” fino a “Settimo Tempo”), il disco alterna riff potenti, atmosfere oscure e passaggi acustici dominati da flauto, Hammond e pianoforte.
Guidata dal chitarrista Enrico Rosa, la band richiama la forza de Il Rovescio della Medaglia, le tensioni del Balletto di Bronzo e certe raffinatezze orchestrali poi care ai Maxophone. Tra i momenti più memorabili spiccano “Terzo Tempo”, autentico vertice creativo dell’album, il folk acustico di “Quinto Tempo” e il monumentale “Settimo Tempo”, che riprende i temi principali del disco in un finale di grande impatto. I testi affrontano l’assurdità della guerra e della violenza umana, mentre l’iconica copertina con antichi mercenari turchi divenne uno dei simboli più riconoscibili del prog italiano seventies.
Oscuro, elegante e ricco di atmosfera, Campo di Marte resta ancora oggi un album essenziale per ogni appassionato di progressive italiano.